Nuovo petrolio

“Nel prossimo secolo le guerre scoppieranno per l’acqua”

1995 Ismail Serageldin (Vicepresidente della Banca Mondiale) 

 

Acqua con il colere del petrolio

Questo monito mai come oggi risulta attuale, se si presta un minimo di attenzione ci si renderà conto che la terra già è disseminata di piccoli e grandi conflitti che, come sempre, hanno come carburante interessi economici.

Oggi non è più l’oro, il carbone o il petrolio ad essere al centro dei conflitti d’ interesse ma l’acqua.

La peculiarità dell’acqua che la rende così appetibile è la sua insostituibilità. Per fare un raffronto, si pensi al petrolio, oggi è quasi impossibile pensare alla nostra società senza di esso... E’ impiegato ovunque, soprattutto per creare l’energia e per far funzionare mezzi e macchinari industriali... ma forse alla fine del XIX secolo non era lo stesso per il carbone? Probabilmente in un futuro prossimo la tecnologia svilupperà dei nuovi combustibile che manderanno in pensione il caro oro nero, ma l’acqua? 

L’acqua è imprescindibile, insostituibile e soprattutto “non fabbricabile”.

Cosa accadrà domani a chi si accaparra oggi le fonti di approvvigionamento idrico? Basti pensare all’esponenzialità con la quale sta crescendo il bisogno di acqua e la proporzionalità inversa con la quale diminuiscono le acque dolci non inquinate. 

Domani chi controllerà l’acqua sarà come se controllasse l’aria! 

Il 40% della popolazione mondiale vive nei 250 bacini fluviali la cui acqua, solcando diverse nazione, è causa di diverse contese. Si prendano come esempio i fiumi più importanti:

  • il Nilo: Toccando 10 paesi è stato al centro di numerosi conflitti anche prima della diga di Assan
  • lo Zambesi: ci sono attualmente conflitti tra Namibia e Botswana
  • il Tigri e l’Eufrate: l’occhio del ciclone tra Turchia, Siria e Iraq
  • il Giordano: contrappone Siria, Palestina, Israele, Giordania e Libano.
  • Il Gange: è causa delle tensioni tra Bangladesh, India e Pakistan.

Si parla di privatizzazione ma già in paesi non ricchi ciò ha portato a sfiorare guerre civili ( è il caso della Bolivia, Nairobi e Città del Messico) ci si chiede se sia giusto privatizzare la gestione dell’unica risorsa imprescindibile per la vita. Il confine è troppo sottile tra la morale, la giustizia e il senso civile contro un fortissimo interesse economico tanto appetibile da muovere i colossi dell’economia mondiale.

La data e il luogo precisi che hanno dato inizio alla gara per la “ conquista dell’acqua” esiste: nel 2000 L’Aja il 12-22 Marzo, data del 2° forum mondiale sull’acqua. In questa sede è stata segnata la svolta l’acqua è passata da:

DIRITTO UMANO (Libero dalle leggi di mercato) a BISOGNO UMANO (Regolato dalla domanda e dall'offerta)

Da qui alla privatizzazione è breve, troppo breve.

Giacarta, Manila, Casablanca, Dakar,Nairobi, La Paz, Città del Messico e Buono Aires già hanno saltato la staccionata della privatizzazione, ma non solo, anche città più ricche come Londra (che dal 1989 ha introdotto la privatizzazione); in Francia dove la privatizzazione è una delega del servizio pubblico. Quello che si evince da queste esperienze non è un miglioramento del servizio, ne un miglioramento del prodotto, neanche una diminuzione dei disagi... ciò che è cambiato è stato il prezzo che in Francia ha segnato un incremento del 50% (Parigi ha il primato delle città con un degno 54% di incremento del costo acqua).

Ora, anche se non è il modo giusto, ma nei pesi ricchi può forzare la popolazione a prestare maggiore attenzione agli sprechi e ad un uso più meticoloso della risorsa nelle famiglie (perché sappiamo tutti che là dove le persone sono più suscettibili è il portafogli...), la domanda è: cosa accade nei paesi più poveri?

Sarà un caso che i paesi pionieri siano distribuiti tra Africa e Centro-Sud America? Questo tipo di sviluppo è sostenuto dagli organismi economici mondiali, in alcuni casi il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale hanno subordinato la concessione di prestiti a paesi poveri in cambio della gestione dei servizi idrici a società private estere.

Stiamo parlando di ciò che è accaduto in Bolivia a Cochabamba, a Manila nelle Filippine e in Cina.

Il concetto è chiaro:

prestare sodi (con tanto di interessi) e accaparrarsi l’unica risorsa indispensabile per la vita, ma anche rivenderla ai vecchi proprietari con un buon sovrapprezzo... e nessuno dice niente. 

Questo è normale, si chiama globalizzazione, diciamo che è l’interpretazione economica della globalizzazione.

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