Impatto Ambientale

Rifiuti urbani solidi

Lo smaltimento delle bottiglie sta sempre più diventando un problema serio specialmente in Italia dove non si è ancora diffusa pienamente la cultura della raccolta differenziata e del riciclaggio.

Le stime parlano di circa 8 miliardi di litri di acqua imbottigliata consumati ogni anno che vanno a produrre circa 200.000 tonnellate di rifiuti di plastica (PET). 

inquinamento dovuto alle bottiglie di plasticaLegambiente ha calcolato che ogni italiano consuma in un anno circa 165 litri di acqua minerale, con un consumo effettivo residuo di 90 bottiglie di plastica e una trentina di vetro:quasi una media di 100 bottiglie pro-capite che vanno moltiplicate per più di 60 milioni di abitanti ...

Fatto sta che 5 miliardi di bottiglie di plastica ogni anno devono essere smaltite e la raccolta differenziata non ovvierà totalmente al problema visto che a malapena riesce a coprire il 20%, creando un disavanzo di almeno 4 miliardi di bottiglie che finiscono nelle discariche comunali e che vanno ad aggravare i già disastrosi bilanci. 

Facendo due conti, ogni anno bere ci costa un milione di metri cubi nelle discariche a cui va sommato l’impatto ambientale dovuto al trasporto su gomma delle bottiglie.

Proprio per la naturale e insostituibile dipendenza dell’uomo verso l’acqua, stiamo entrando (e siamo già) in uno scenario futuro angosciante dove guerre, alluvioni, desertificazioni, frane e smottamenti, saranno all'ordine del giorno ma gli occhi dell’uomo, sempre più accecati dalle logiche di profitto, sembrano incapaci di vedere e credere a un futuro di squilibrio idrogeologico oramai inevitabile.

Se guardiamo le statistiche degli ultimi anni, facendo una previsione su quelli a venire, assisteremmo a una netta diminuzione delle cause naturali del dissesto idrogeologico come terremoti, uragani, erosioni ed un consistente aumento di tutti i cosiddetti “squilibri di origine antropica” come il disboscamento, deviazione del corso dei fiumi, restringimento degli alvei, cave, miniere, costruzione di strade, ponti dighe ecc. 

Nel 2050 il mondo perderà 18 mila chilometri cubi d’acqua, ovvero nove volte la quantità usata per l’irrigazione.

Resta inteso che molte di questi impieghi sono necessari alla vita ma possono essere di grave impatto ambientale se non vengono correttamente amministrati tenendo conto degli effetti a lungo termine.

Entrando nello specifico delle problematiche relative all’acqua, emerge una situazione a dir poco allarmante.

Tonnellate di acque calde e inquinate si riversano ogni giorno nei fiumi e nei mari, aumentando la temperatura nei rispettivi microclimi e sconvolgendo i processi vitali della flora e della fauna batterica, che si vedono impossibilitate ad operare quei processi di auto-depurazione presenti da millenni.

L’ambiente

L’acqua in natura si presenta come una soluzione di infiniti composti chimici con una grande capacità solvente. 

Il suo continuo trasformarsi e lo spreco smodato dell’uomo ne hanno reso estremamente facile la contaminazione;se analizziamo le cause di inquinamento più comuni è facile vedere come i responsabili maggiori siano gli scarichi industriali e agricoli. 

Fiumi e mari sono infestati da scarti dei processi di lavorazione come il cromo delle concerie, i cianuri delle industrie produttrici di antiparassitari, il cadmio delle pile:tutte sostanze tossiche e non biodegradabili che limitano il potere depurativo dell’acqua avvelenandola, fino a causare la morte di tutti i microrganismi presenti.

L’agricoltura e la zootecnia immettono nelle acque fertilizzanti chimici ricchi di fosfati e nitrati, insieme a pesticidi e liquami i quali , depositandosi nei corsi d’acqua, distruggono ogni organismo vivente e, a lungo andare, vanno ad inquinare le falde acquifere, fonti del nostro approvvigionamento.

Inoltre l’uso incessante degli erbicidi e insetticidi aumentano il proliferare delle alghe portando a una sensibile diminuzione dell’ossigeno per i pesci.

Incolpare totalmente gli scarichi industriali e agricoli non sarebbe del tutto corretto;gli scarichi urbani stanno ancora contribuendo al proliferare di questa situazione, in quanto riversano giornalmente nei fiumi e nel suolo una quantità di sostanze organiche e detergenti che raggiungono le falde. 

La base dei detersivi è costituita dai tensioattivi***link tensioattivi 31 tabella C ***, cioè sali di sodio e composti azotati, profumi e coloranti difficili da smaltire e altamente inquinanti.

La situazione italiana

L’Italia, benché paese civilizzato, soffre per l’insufficienza d’acqua particolarmente nelle regioni meridionali.

Gli italiani considerano l'acqua sempre più come una risorsa abbondante da gestire individualmente anche se un terzo della popolazione non gode ancora di un accesso regolare e sufficiente all'acqua potabile, arrivando a punte di carenza dell'88,4% in Molise e Calabria. Inoltre gran parte degli impianti idrici sono carenti sotto il profilo della manutenzione, la gestione municipale è in crisi, i sistemi fognari non sono adeguati alle nuove esigenze richieste e molti pozzi, una volta demanio pubblico, sono oggi in vendita.

Il mercato italiano, in cifre il più grande consumatore di acqua minerale in bottiglia al mondo, sta già attirando paesi-investitori da molte parti d’Europa, specialmente d’Oltralpe. 

La campagna di monitoraggio e controllo periodica sulla salute delle acque potabili e minerali condotta dall’Unione Europea, fa emergere un Paese caratterizzato da un panorama alternato da aree ottimali e aree con forti disagi.

Le cause maggiori di inquinamento sono legate sia all’alta densità di popolazione, sia al non rispetto da parte delle industrie dei vincoli ambientali.

Sono proprio agricoltura e insediamenti civili che destano maggiore preoccupazione. 

Tra il 1995 e il 1998 le aziende agricole erano diminuite dell’8,6%, ma il consumo di fertilizzanti, soprattutto al centro-nord, era aumentato del 60%. 

L’Unione Europea ha aperto una vertenza sulla mancanza di un depuratore in città importanti come Milano e Firenze dove l’“acqua sporca” non viene riutilizzata.

La situazione nelle falde (fonte primaria di approvvigionamento di acqua potabile) non è migliore: 

nitrati, cloruri, metalli (39%),microrganismi (32%) ,scarichi industriali e agricoli (soprattutto nella pianura Padana) stanno sensibilmente diminuendo la disponibilità di acqua non contaminata anno dopo anno.

Il fenomeno di “salinizzazione” delle falde si registra nelle zone costiere di Puglia, Toscana e di molte altre regioni.;questo consiste nell’ingresso dell’acqua di mare nelle falde di acqua dolce per compensare questa sottratta eccessivamente. 

La concentrazione urbana e la pressione turistica aumentano i tassi di inquinamento in prossimità di Rimini, Pescara, Salerno e Macerata, mentre nel golfo di Napoli si può parlare di effettivo degrado ambientale. 

Le “acque nere” in Italia

Dei 143 fiumi esaminati (su 234 significativi) il 72% raggiungeva un livello di salubrità “sufficiente”;

Dal rapporto di Legambiente “Fiuminforma” del 2001 e il Dossier del WWF “I grandi fiumi del pianeta”, presentato al Forum alternativo dell’acqua di Firenze, sono stati esaminati i maggiori corsi d’acqua italiani:

Il 50% è risultato inquinato e solo il 7% ha avuto una valutazione positiva, su 50 indicativi fiumi se ne sottolineano 32 critici. 

Le acque reflue urbane sono "nere" per la maggior parte delle regioni italiane e soltanto tre regioni (Valle d'Aosta, Trentino Alto-Adige ed Emilia-Romagna) possono dirsi a norma di legge.

La concentrazione di sostanze tossiche sale se la quantità d’acqua diminuisce ed è interessante notare come i corsi d’acqua di portata ridotta e le coste basse, a parità di pressione inquinante, risultano più compromessi. 

Il bacino milanese Lambro- Seveso-Olone, nonostante presenti un’alta concentrazione di sostanze inquinanti, riesce a diluirne la concentrazione grazie ai migliaia di metri cubi di portata. 

Al contrario, il Sarno e l’Arno(fiumi di minori dimensioni) risultano più inquinati nei punti in cui il numero di affluenti aumenta e dove o quando la portata d’acqua cala; la concentrazione di sostanze inquinanti é più bassa nel Tagliamento e nell'Isonzo, rispetto al Tevere e alla Livenza. 

La costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Bologna e Firenze ha fortemente compromesso le risorse idriche del Mugello mentre assistiamo sempre più al proliferarsi di discariche abusive dove i tassi di mercurio superano di 20mila volte i limiti di legge.

Per finire citiamo il fiume Loreto a Palermo, definita da molti,autorità comprese, «fogna a cielo aperto», la laguna Veneta(con il suo Porto Marghera) , alcuni punti della costa romagnola e la costa Casertana, “bandiera nera” della balneabilità (54%).

Da considerare anche tutti i rischi a cui è costantemente sottoposto il Mediterraneo, solcato com’è dal 24% del petrolio traghettato nel mondo(solo al porto di Trieste sbarcano 30 milioni di tonnellate ogni anno!) 

Ma vi sono anche esempi positivi da considerare:

Uno su tutti Prato, città industriale dove il settore tessile ricicla il 16% dell’acqua prelevata. 

Inoltre nell’'Annuario dei dati ambientali del 2003, non si sono registrati peggioramenti dello stato delle acque superficiali, mentre é evidente il miglioramento della balneabilità delle coste.

Si registra anche un progressivo aumento dei fiumi definiti “sufficienti” o “buoni” rispetto a quelli definiti”pessimi” anche se lo stato ecologico del 16% dei corsi d'acqua é al di sotto dell'obiettivo previsto per il 2008 dal decreto legge 152/99 (raggiungimento dello stato "sufficiente").

In una società moderna è impensabile che siano presenti queste incongruenze e disattenzioni che compromettono il nostro habitat. È arrivato il momento di venire allo scoperto con le nostre responsabilità tenendo presente che anche un piccolo gesto da parte nostra influenzerà la nostra società.

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