Arsenico: Soluzioni sensate

Aggiornamenti sull'arsenico nell'acqua

L’esposizione umana alla forma inorganica dell’arsenico presente nelle acque è associata a importanti effetti tossici nell'essere umano, tra cui gli effetti cancerogeni a carico di diversi organi. Una attenta valutazione di tali effetti ha portato l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ( EFSA, 2009 ) e la commissione congiunta Fao/Who sugli additivi alimentarti (Jecfa, 2010) ad abbassare le dosi di riferimento per la protezione della salute per l’arsenico inorganico nelle acque destinate al consumo umano.

Arsenico sulla tavola periodicaLo scorso gennaio l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che un'esposizione prolungata nel tempo all'arsenico contenuto nell'acqua potabile e nel cibo può causare cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari, effetti sullo sviluppo, danni al sistema nervoso e diabete. E sempre secondo le stime effettuate dall’OMS, in Bangladesh a partire dagli anni ‘70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua contaminata con piccolissime quantità di arsenico, circostanza che, in base allo studio Health Effects of Arsenic Longitudinal Study, è stata sufficiente a provocare il 21% delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato, cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari).

La concentrazione dell'arsenico nelle acque di aree di natura vulcanica del Lazio e alcune province di Viterbo, Roma e Latina risulta superiore ai valori di parametro stabiliti nel D. Lgs. 31/2001 (vedi sezione Legislazione ) relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano.

Studi condotti dall'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con gli Ordini dei medici, denuncia a Viterbo e provincia, in particolare, una concentrazione della sostanza riscontrata nell'organismo dei residenti oltre il doppio rispetto a quella nella popolazione generale (vedi articolo Acqua all’arsenico, livelli ancora troppo alti ).

L'analisi del rischio correlato ha individuato i punti critici e nell'ottica del principio di precauzione ha portato alla definizione di “limitazioni d’uso” imposte ai cittadini dall’ISS, in relazione alle diverse concentrazioni presenti fra le aree interessate. I dati che emergono dallo studio non consentono, da soli, di delineare un quadro definitivo, per ottenere il quale servono anche gli studi epidemiologici che da evidenze raccolte nel tempo, siano in grado di legare queste ad eventuali incrementi di patologie.

Tutte le misure di gestione del rischio, ad oggi adottate, sono state costantemente aggiornate allo stato delle conoscenze e alle indicazioni delle agenzie internazionali, integrate con informazioni dinamiche di sorveglianza raccolte nei territori interessati, valutazioni scientifiche e studi interdisciplinari finalizzati alla previsione e prevenzione.

La risoluzione della questione ha molteplici sfaccettature che vanno dalla fondatezza che l’arsenico è tossico (aspetto di salute pubblica), alle difficoltà e tempi di realizzazione di grandi impianti di trattamento (aspetto tecnico), il tutto appesantito dalla strumentalizzazione della problematica a favore solo delle multinazionali che hanno visto lievitare il fatturato della vendita di acque in bottiglia.

Certo è che i 25 milioni di euro per la bonifica delle falde, sono scomparsi e i cittadini coinvolti si trovano a gestire una situazione insostenibile sia da un punto di vista psicologico che finanziario.

Mentre si cerca e si realizza una soluzione i cittadini sono sempre più confusi e insicuri anche alle proposte di chi in campagna elettorale ha chiesto la riduzione delle bollette in attesa della soluzione, come se spendere la metà riduca della metà anche la concentrazione di arsenico nell'acqua e possa tutelare in qualche modo la salute.

In questo contesto di incertezze e lungaggini, nella mia realtà lavorativa di un laboratorio di analisi, vedo premiata e sensata la scelta di tutti quei privati cittadini che, avendo installato in casa un dearsenificatore per uso domestico, trattano solo l’acqua necessaria a scopo alimentare e al risultato delle analisi di laboratorio della “loro acqua” sono pienamente soddisfatti.

Questo a conferma che per interventi mirati e decisivi servono solo scelte razionali.

Dott. ssa Fantauzzi (Biologa)

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